La Retroguardia

La Retroguardia dell'arte contemporanea , quella che c'è stata e quella che sarà !

 1 - Presupposti teorici

Momento storico - artistico

Siamo alla fine del primo decennio degli anni 2000.

Siamo nel 2009, esattamente a 100 anni dopo il manifesto del Futurismo e 30 anni dopo la nascita della Transavanguardia Italiana e, nel frattempo, di tante altre nascite e morti di molte altre avanguardie dell'arte.

Molti artisti fanno solo sperimentazione di nuovi linguaggi perdendo di vista il senso del bello. Molta tristezza e inquietudine.

Tante produzioni luride e scabrose, blasfeme, scioccanti, che provocano ribrezzo in chi guarda, vengono proposte come ricerche artistiche.

La ricerca del “vero” bello, concettuale e formale, è stata  abbandonata oramai da tempo.

Contesto socio –economico

Dopo la caduta delle torri gemelle (11 settembre 2001) l'arte ha recuperato il suo ruolo di protesta. Dopo 10 anni di protesta qualcosa deve cambiare tornando ad interrogarsi sull’ origini dell'arte e sui suoi presupposti.

Oggi le avanguardie vengono create a tavolino dallo stesso sistema. Ci troviamo quindi di fronte a tanti successi artistici  studiati a tavolino  che nascono da un’ ottima gestione del marketing. Le peculiarità artistiche sono soppiantate dalla pubblicità e dal cartellino del prezzo. Si continua a battere una strada inaugurata dalla Pop Art americana priva dei presupposti che questa aveva al momento della sua nascita negli anni ’60.

Molti geni e grandi nomi dell’arte sono fabbricati dal sistema e proposti con lo strumento della manipolazione dell’informazione e del sistema mediatico. La propaganda ha preso il posto dell’arte e delle sue peculiarità, formali e concettuali. Un capitalismo sfrenato e un mercato senza più regole ha portato al 15 settembre 2008, al crollo delle borse e al momento di recessione che continuiamo a vivere. Questo sistema ha fornito i propri dictat anche al sistema dell’arte.

L’arte in questo contesto

Il sistema dell'arte in questo momento è puro marketing, i concetti sono diventati slogan e non si fa altro che produrre ed offrire nuovi prodotti di consumo spogli del loro autentico “coefficiente artistico”, come lo definì Duchamp. Gli artisti vivono nella totale dipendenza dal sistema dei media, della pubblicità, dei mercanti. L’arte è diventata un fondo di investimento.

Il successo di un artista nel mercato italiano di oggi dipende dal numero di pagine di giornali che gli vengono dedicate. In un’ottica di speculazione finanziaria, il suo valore artistico viene misurato nella sua capacità di “innovazione” dai mercanti che investono su di lui e che guardano al futuro in un’ottica economica e non artistica, riferita cioè ai contenuti.

Noi non vogliamo opporci in maniera utopica contro tutto questo perché sarebbe da folli ma vogliamo rimanere liberi nelle nostre scelte.

Partiamo dalla consapevolezza che mai come oggi si vinca per caso o per raccomandazione, trovandosi nel posto giusto al momento giusto. Lo confermano i nomi dei pochi vincitori: Marina Abramovich,  Vanessa Beecroft, Jeff Koons, Maurizio Cattelan, Francesco Vezzoli, Damien Hirst.

Nessun pittore! Una coincidenza?

Questi grandi artisti della scena italiana degli ultimi 10 anni,con poche eccezioni (es. Cattelan) hanno avuto tutti delle notevoli disponibilità economiche per iniziare il loro percorso. Non crediamo si tratti di una coincidenza. La speculazione e onnipresente. Fare l'artista nella società in crisi di oggi pare sia diventato un vero lusso. Chi più paga in termini di denaro e non di talento va avanti. L’arte diventa una scelta troppo rischiosa per chi non ha un reddito fisso perché  costa. Più l’arte di oggi è invendibile più costa. Uno strano paradosso! O semplicemente un equivoco dal quale bisogna uscire.

“L’artista deve fare la fame” ...

.... si sente dire ogni tanto da qualcuno che vuole speculare il talento altrui senza pagarlo. Noi ci opponiamo anche a questa posizione. Affamare l'artista significa uccidere la sua arte, la sua continuità, il percorso del suo pensiero, la sua anima.

Troppo sangue vero o finto, ostentato o suggerito, sta facendo tendenza nell'arte degli ultimi anni. Crudeltà e pornografia. Religiosità di propaganda. Troppa brutalità e troppa invadenza. Troppe sfide e provocazioni. Troppa la preoccupazione di scioccare a tutti costi. Troppo il mercantilismo. Troppo marketing in un’arte “pubblicitaria” che nella pubblicità arriva ad annullarsi ed identificarsi.

Il “troppo”, concettualmente, ha portato al non senso artistico in una deriva nichilistica dada e post duchampiana. Formalmente ci troviamo di fronte al ritorno di un’arte che si nutre e vive dell’equivoco. Del non senso, di un’arte che vuole essere negata, indifferente, ma che si nutre di accurate strategie di mercato.

Il computer sostituisce la mano. La tecnologia invade le nostre case e tenta di schiavizzarci. Stiamo perdendo la sensibilità del tatto o della vista a causa degli strumenti tecnologici che utilizziamo, sempre nuovi,  che hanno fatto sì che troppe persone oggi  si definisco o vogliono definirsi artisti o pittori nonostante non sappiano disegnare, comporre o colorare, creare nuovi concetti o tendenze.

C’è poca cultura...!

Pochi conoscono i grandi maestri del pensiero, i poeti, i filosofi, gli intellettuali,  gli scrittori, i pittori e gli scultori che hanno fatto la storia dell’umanità e dell’arte. Oggi regna la presunzione, non solo “televisiva”, di troppe persone che si fanno chiamare artisti, consapevoli della proprio imperdonabile ignoranza.

Scioccare o provocare è oggi la parola d’ordine, non sensibilizzare positivamente lo spettatore.  Anche l'erotismo è stato sostituito da varie speculazioni ossessivo - compulsive o opulento-sessuali e da tendenze perverse e maniacali. Volgarità.

La religiosità e il senso del sacro sono stati sostituite dalla blasfemia. Le mutilazioni di tutti tipi fanno tendenza nel figurativo.

L'astratto non ha più nulla a che vedere con lo spirituale o con dei chiari presupposti concettuali.

Tutti fanno un’arte kitsch senza volerlo. Mancano i manifesti che esplicano i loro concetti e le loro intenzioni.  Troppa produzione di oggetti inutili difficilmente apprezzabili dal gusto, dalla ragione e dalla sensibilità di chi guarda. Oggetti che non si adattano agli ambienti, tanto meno alle anime e che  vivono esclusivamente in vista della loro “museificazione”.

Chi compra questa arte? Chi la colleziona? Chi sceglie tutta questa inquietudine che,  già senza andarla a cercare, invade la nostra vita quotidianamente?

La scomparsa del “bello”

Per tanti secoli l'arte ha significato emozione inteso come sentimento e piacere estetico.

L'emozione veniva dal colore, la forma, la materia e dalla sublime armonia di questi elementi. Tutto questo insieme all'anima sensibile e alla cultura dell'artista determinava lo spettatore a percepire una sensazione di sublime o di sconcerto e a dire:”che bello!”.

Dov'è finito tutto questo?

Oggi non si vede quasi nulla di oggettivamente bello. Dobbiamo ritrovarlo.

TORNIAMO A GUARDARE INDIETRO! Facciamo la RETROGUARDIA!

2 -  Presupposti concettuali e formali della RETROGUARDIA

L'individualità è l'unica forma di originalità. L'artista di oggi non può descrivere nulla se non il suo proprio universo. Solo cosi può essere autentica qualsiasi strada lui decida di percorrere.

L'arte che produce deve appartenergli  visceralmente, deve essere il suo ritratto intrinseco più fedele, il segno del suo pensiero sincronizzato con il suo occhio, con la sua mano e fondato tutto su un solido supporto culturale, morale ed umano.

L'artista deve somigliare e identificarsi con l'arte che fa e che è il suo specchio. Deve vedersi solo lui e nessun altro, deve essere unico in tutto ciò che fa.

L’artista deve cioè “copiare” solo e sempre se stesso riguardando il suo passato per rivedere le origini della sua arte ricordando chi ha amato nel suo percorso.

L'artista deve mettersi a nudo in un gesto di onestà intellettuale, dimostrando il suo percorso formativo come un documento obbligatorio.

Non vogliamo assolutamente di copiare i maestri storici della pittura, ma proponiamo di riguardare i temi della pittura classica che per centinaia di anni sono stati trattati. Questi temi costituiscono la storia dell'umanità e rispettivamente la storia dell'arte.

La cultura dell’artista è un obbligo imminente perché  un compito difficile essere colti oggi.

Questi elementi costituiscono i nostri presupposti concettuali. La nostra RETROGUARDIA.

Consideriamo quindi come forma nuova di contemporaneità non più le “aberranti scoperte di forme scandalistiche universali” ma l'individualità che l'artista riesce a ottenere individualmente, in uno sforzo di isolamento da qualsiasi moda o tendenza dettata dal mercato, seguendo solo ed esclusivamente i propri impulsi, la propria sensibilità, senza altri condizionamenti esteriori al suo essere.

Formalmente professiamo un  ritorno alla bellezza dell’immagine, all’armonia estetica, alla leggibilità senza codici mutabili e fuori dalle mode.

Noi tendiamo ad una bellezza che si affermi come sintesi del concetto di “bello e sublime” che piacciono per sé stessi, come scrisse Immanuel Kant nella sua concezione del bello e dell’arte.

Il bello e sublime  sono particolari, ma si danno come giudizi universali rispetto a ogni soggetto, sebbene pretendano solo al sentimento di piacere e non alla conoscenza dell'oggetto.

Il bello produce direttamente un senso di esaltazione della vita, e perciò si può unire con le attrattive e con il gioco dell'immaginazione.

Il sublime invece è un piacere che ha una origine indiretta, cioè è prodotto dal senso di una momentanea sospensione, seguita subito dopo da una più forte effusione delle forze vitali e perciò, in quanto emozione, non mostra di essere un gioco, ma qualcosa di serio dell'impiego dell'immaginazione.

Il sublime non si può unire alle attrattive; e poiché l'animo non è semplicemente attratto dall'oggetto, ma alternativamente attratto e respinto, il piacere del sublime non è una gioia positiva, ma piuttosto contiene meraviglia e stima.

Siamo per una Bellezza che porti quiete e serenità come nel periodo Neoclassico. Come teorizzo Winckelmann, “il sentimento impetuoso nuoce alla contemplazione del bello perché troppo breve.

Il sentimento e il godimento del bello debbono essere delicati e teneri ed apparire come una dolce rugiada, non più come raffiche di pioggia. Quasi una fedele riproposta dell’idea di Eros, ovvero della sua bellezza, enunciata da Agatone nel Simposio platonico.

L’anima è grande e nobile solo nel suo stato di armonia e di riposo.

In tale condizione ad essa viene concesso di ricondurre la cosa alla sua condizione originaria. Di imitare il fenomeno e trasfigurarlo fino a fargli assumere le fattezze dell’originale eidetico, ovvero relativo all’idea. Alla sua immagine mentale.

L'arte ha per noi il ruolo di sensibilizzare e soddisfare il bisogno di bello dell’uomo (il livello 7 della piramide delle necessità umane, A.Maslow), di soddisfare il bisogno intimo di armonia e confort,di positività.

L'arte della Retroguardia vuole tornare alle radici culturale e antropologiche più profonde proponendo lo spostamento progressivo della sensibilità verso la rivendicazione della pittura e della fotografia d'arte come valore. Vogliamo trasformare la soggettività dell'artista in oggettività estetica espressa attraverso le modalità interne del proprio linguaggio.

La creazione individuale deve riacquistare una valenza antropologica riprendendo il sentimento e i canoni dei valori estetici universali. L'adesione ad uno spirito comune non condiziona e non influenza la continuità della ricerca individuale,e ogni artista rimane artefice del proprio destino e percorso.

Noi non vogliamo scavalcare le aspettative dello spettatore, non vogliamo inquietarlo nè inquinarlo con concetti inafferrabili.

Noi operiamo per il suo confort psicologico, per togliere disagio e regalare visivamente un’emozione positiva partendo dal concetto che un’ immagine è contemporaneamente enigma e storia.

La nostra arte è completa e non richiede il perfezionamento dell’opera con l'intervento mentale e concettuale dello spettatore se non come puro spettatore.

La RETROGUARDIA restituisce all'arte un altro suo valore: il tempo per essere contemplata.

Motivazione di gruppo

Il nostro è un appello a ricordarci quello che l'arte è stata per l'umanità durante i secoli passati. E’ un richiamo ad una “involuzione sensata”, ad una conservazione interna dei parametri in cui l'arte si è inquadrata per centinaia di anni.

Bisogna riguardare indietro, ai capolavori del passato storico dell'arte perché non si può fare un’arte nuova senza i fondamenti essenziali che possano guidare una nuova ricerca, una nuova indagine stilistica.

Le tendenze nascono della novità e la novità nasce dalla richiesta del mercato. Queste richieste non arrivano da parte degli collezionisti ma da parte degli mercanti che si vogliono affermare facendone tendenza, nella fatica di esporre ed imporre cose altrimenti invendibili perché troppo lontane dall’umanità più intima dell’uomo.

Siamo d'accordo che c'e bisogno di nuove forme e dividiamo i compiti: la ricerca la lasciamo all'avanguardia, noi stessi sostenendo l'avanguardia.

Noi “dietro”, la Retroguardia,  cerchiamo ugualmente forme estetiche ma con una connotazione diversa, quella del passato classico e neoclassico dove i valori della pittura sono la pittura stessa, in una forme puramente individuale.

La Retroguardia non abbandona la ricerca. La orienta diversamente di quella dell'avanguardia. Noi andiamo verso la ricerca di un Dio interiore, intimo e personale, con tutti le sue componenti.

La Retroguardia supera la tautologia dell'arte concettuale adottando un nuovo atteggiamento che predica il primato di un’arte immediata, che trova il piacere nella propria esibizione,della materia della pittura pura, nell'immagine fotografica costruita, pensata e sentita,  finalmente non più mortificata da schemi mentali e rovesciamenti concettuali.

“L'Arte è sempre stata concettuale e siamo stati noi Artisti a renderla visiva”.

L'arte della Retroguardia non è  casuale, non è un’accidentalità di momento ma è il risultato di un’unione di forze interiori che l'artista prova nel suo essere progettante, nell’ atto divino di creazione. Questo ci avvicina a Dio.

L'arte della Retroguardia ha un compito sociale: quello di riproporre valori perduti e canoni storico artistici di una bellezza leggibile.

La Retroguardia è un movimento basato non sulla disciplina collettiva ma su quella individuale e non è un movimento che va contro nessuno, non fa guerra ma difende i guerrieri.

In perfetta conciliazione con l'Avanguardia e al servizio di essa.

Conclusioni:

se l'Vvanguardia vive con il tempo e la storia alle spalle muovendosi (usando la metafora dell’esecito) in tutte le direzioni, la Retroguardia difende le spalle di essa muovendosi in una direzione sola: la ricerca di un’unità. Un Dio interiore nel quale ognuno di noi crede e difende!

“Non scioccate la borghesia, bisogna scioccare l'avanguardia” Raymond Radiguet

''il ventunesimo secolo o sarà religioso o non sarà per niente'' Andrè Malraux

 

I presupposti dell’arte di Amira Munteanu

''Con la mia nuova seria mi ispiro al vecchio testamento e nuovo testamento, e a tutto quello che trae inspirazione della simbologia mistica, della Kabbalah e della Magia.

Sto facendo un omaggio a Michelangelo, agli anonimi bizantini della iconografia russa, ma anche agli preraffaelliti e al tardogotico, e in alcuni lavori alla pittura fiamminga, riguardando tutta la storia dell'arte prima del novecento. Contemporaniamente omaggio la Fisica Quantistica e le scoperte riguardanti le guarigioni mistiche e i Miracoli.

Personalmente non credo nella possibilità di una felicità collettiva ma sono convinta che l'unione fa la forza e dà credibilità se tutti sentono e riconosco alcuni valori e avverto delle emergenze interiori''

(segue didascalia)

LA RETROGUARDIA

la RETROGUARDIA = iniziativa artistica nata ad-hoc a Milano nel 2009, come coalizione ideologica e morale di un gruppo di artisti, critici, collezionisti, mercanti, simpatizanti.

Il movimento si propone al servizio dei movimenti delle Avanguardie e si posiziona ''dietro'' di queste con le spalle al futuro e con lo sguardo al passato, avendo come obbiettivo il ritorno ai canoni storici dell'arte e dei suoi fondamenti, cosi come sono stati conservati durante i secoli e trasmessi da generazioni a generazioni di artisti.

  • Ritorno ad un'arte intesa come bellezza estetica che contiene obbligatoriamente alcuni elementi:
  • Armonia di immagine.
  • Sentimento visivo di piacere
  • Finalità di un atto di cultura e civiltà.
  • Rivendica dei valori e delle tradizioni delle epoche del passato.
  • Crescita interiore.
  • Dovere divino di creare per chi è nato col talento.
  • Avvicinamento a DIO.

RETROGUARDIA

(Un progetto nato nel settembre del 2008 da un idea di Alan Jones)

A cura di Alan Jones ed Amira Munteanu

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